Sardegna
- 18 dic
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Sardegna di carta. Guida letteraria dell'isola
Alessandro Cadoni - il Palindromo, 2024

"Sardegna di carta" è la guida letteraria di una regione unica e affascinante, dal volto aristocratico e selvaggio. Tra i capitoli di questo libro le pagine di colpo diventano strade, i sentieri impervi dell'entroterra o le spettacolari litoranee tracciano il perimetro di un'isola che sembra racchiudere un mondo. Le parole di decine di romanzi, ma anche di saggi, lettere e liriche, si intrecciano dando forma a itinerari di carta, riproducibili da tutti, ma soprattutto da chi non si stanca mai di viaggiare nella confortevole carrozza della letteratura. In queste pagine riecheggiano le voci di quanti hanno raccontato uno dei crocevia di culture più importanti del Mediterraneo, da Lawrence a Vittorini, da Balzac a D'Annunzio, da Gramsci a Dessì, da Piovene a Mannuzzu passando per i numi tutelari della letteratura sarda del XX secolo: Grazia Deledda e Salvatore Satta. Tra remote campagne e sorprendenti realtà urbane si incontreranno numerosi autori e autrici, anche contemporanei, tra questi: Atzeni, Todde, Murgia, De Roma, Fois, Carlotto, Clarkson, Caruso. Il volume si apre con una prefazione di Massimo Onofri e contiene in allegato la mappa letteraria della Sardegna in A3. (Sinossi il Palindromo)
Passavamo sulla terra leggeri
Sergio Atzeni - Sellerio, 2023

S’ard nell’antica lingua significa «danzatori e lettori delle stelle». Un popolo pacifico, la sua origine si situa in una lingua di terra tra due fiumi (allusione, mitica e interpretativa, alla Mesopotamia). Poi la deportazione da parte di «barbari» popoli del mare, la schiavitù, la rivolta e la fuga avventurosa, e l’approdo nell’isola, a cui è dato per la prima volta il nome. Da qui inizia la costruzione della sua civiltà originale. La vicenda generale, «dei millenni di isolamento tra bronzetti e nuraghe», è tramandata intessendola senza sosta di peripezie di donne uomini ed eroi, di cronache di fatti quotidiani, di passaggi di stranieri e stranezze, di battesimi di luoghi e di oggetti, di nascite di riti e arti, di cose memorabili e miti suggestivi. Un’età felice culminante nell’era dei «giudici», i sovrani ereditari – fin dal primo di essi, una donna – dell’autonomia della Sardegna caratterizzata da forme di partecipazione popolare. E una data segna il termine della storia maggiore e delle vicissitudini qui raccontate: il 1409, la fine dell’indipendenza dell’Isola e la conquista aragonese. L’ambizione di Sergio Atzeni, amatissimo scrittore morto ancora giovane (e antropologo, storico delle culture, aedo, cacciatore di storie inattuali), era di raccontare tutta la sua Sardegna e la sua storia millenaria, non attraverso un romanzo storico, ma in una narrazione che fosse eco della sua storia, come appunto nella tradizione orale. Così questo suo ultimo libro ha la singolarità di essere una storia della autocoscienza di un popolo, che «ha la presa di un romanzo d’avventura» (Marcello Fois nell’Introduzione). (Sinossi Sellerio)
Consigliato da Guido
Perchè nei nostri libri scolastici la storia antica della Sardegna era praticamente assente e se si parlava dei suoi primi abitanti, ne usciva un quadro confuso e incerto di colonizzazioni dei Fenici o dei “Popoli del mare”, espressione quanto mai generica.
L’autore, invece, ci racconta non con un metodo “storico”, ma quale ultimo depositario di una tradizione orale millenaria, il popolo dei “Sardi” (che chiamavano sé stessi “danzatori delle stelle”), le sue origini risalenti alle antiche civiltà mesopotamiche, i primi arrivi sull’isola dopo lunghe peripezie a seguito di un rapimento e i millenni di isolamento, fino all’arrivo dei fenici, “fra nuraghe e bronzetti”, “età dell’oro” in cui i sardi passavano “sulla terra leggeri come acqua” e, “ a parte la follia di uccidersi l’un l’altro per motivi irrilevanti”, erano felici.
Una costante del libro è inoltre la fierezza del popolo sardo che, costretto a convivere con altri popoli – fenici, etruschi, liguri, romani (con loro “mille anni di guerra … con pause anche lunghe di pace”), vandali, “episcopi” di Bisanzio e poi della Chiesa di Roma – non perse mai la propria indipendenza, sotto la giurisdizione di “giudici” quasi sempre pastori, fino alla conquista degli Aragonesi nel 1409.
Film consigliato
L’Accabadora, 2015, regia di Enrico Pau.
Una storia tra mito e realtà. In un paesino della Sardegna una donna, sempre vestita di nero, cuce gli abiti e conforta gli animi, conosce sortilegi e fatture, e quando viene chiamata porta il proprio segno pietoso. Magnifici i costumi nei colori tradizionali sardi.



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