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Palermo ai tempi dei Florio

  • 19 giu
  • Tempo di lettura: 7 min

I luoghi dei Florio


Dimore e imprese storiche dei "Viceré" di Sicilia


Daniela Brignone - Mondadori Electa 2022


I luoghi dei florio

Attraverso i contributi di esperti, il volume rende omaggio a un'epoca feconda, offrendo l'analisi di un territorio che è stato epicentro e luogo di propagazione della bellezza e della cultura in tutto il mondo e che ha tracciato un percorso verso la modernità.


Il ritratto di una Palermo all'apice del suo splendore. Per fasti e magnificenza, una delle mete più affascinanti, prediletta dai reali di mezza Europa che arrivavano sui loro panfili per svernare nelle splendide dimore dei Florio. Florio: una famiglia che ha contrassegnato un'epoca di splendore, di sperimentazione e di invenzioni. Con la fondazione della drogheria in via Materassai a Palermo alla fine del Settecento, iniziò la loro storia nell'isola. Da allora l'ascesa costante portò alla fondazione di uno degli imperi economici più imponenti al mondo e a inaugurare una stagione culturale che culminò nei fasti del liberty, di cui ancora la Sicilia conserva ampie tracce. Il volume prende in esame i luoghi di vita e di lavoro all'interno dei quali si muovono personaggi iconici e si intrecciano storie di famiglia, rievocando vicende, rivelando aneddoti, creando suggestioni per ricostruire percorsi artistici e storici che attingono all'enorme patrimonio archivistico e fotografico, in parte inedito, di proprietà degli eredi di Vincenzo Florio. Le importanti relazioni internazionali, gli scambi artistici e culturali, i molteplici interessi sono narrati attraverso l'opera di architetti, artisti e decoratori dei magnifici palazzi, delle ville e dei luoghi per il relax e il tempo libero.



La saga dei Florio


Stefania Auci – Casa editrice Nord, 2023


la saga dei Florio
I due romanzi sono venduti anche singolarmente.

I- I leoni di Sicilia


Dal momento in cui sbarcano a Palermo da Bagnara Calabra, nel 1799, i Florio guardano avanti, irrequieti e ambiziosi, decisi ad arrivare più in alto di tutti. A essere i più ricchi, i più potenti. E ci riescono: in breve tempo, i fratelli Paolo e Ignazio rendono la loro bottega di spezie la migliore della città, poi avviano il commercio di zolfo, acquistano case e terreni dagli spiantati nobili palermitani, creano una loro compagnia di navigazione… E quando Vincenzo, figlio di Paolo, prende in mano Casa Florio, lo slancio continua, inarrestabile: nelle cantine Florio, un vino da poveri – il marsala – viene trasformato in un nettare degno della tavola di un re; a Favignana, un metodo rivoluzionario per conservare il tonno – sott’olio e in lattina – ne rilancia il consumo in tutta Europa. In tutto ciò, Palermo osserva con stupore l’espansione dei Florio, ma l’orgoglio si stempera nell’invidia e nel disprezzo: quegli uomini di successo rimangono comunque «stranieri», «facchini» il cui «sangue puzza di sudore». Non sa, Palermo, che proprio un bruciante desiderio di riscatto sociale sta alla base dell’ambizione dei Florio e segna nel bene e nel male la loro vita; che gli uomini della famiglia sono individui eccezionali ma anche fragili e – sebbene non lo possano ammettere – hanno bisogno di avere accanto donne altrettanto eccezionali: come Giuseppina, la moglie di Paolo, che sacrifica tutto – compreso l’amore – per la stabilità della famiglia, oppure Giulia, la giovane milanese che entra come un vortice nella vita di Vincenzo e ne diventa il porto sicuro, la roccia inattaccabile. Intrecciando il percorso dell’ascesa commerciale e sociale dei Florio con le loro tumultuose vicende private, sullo sfondo degli anni più inquieti della Storia italiana – dai moti del 1818 allo sbarco di Garibaldi in Sicilia – Stefania Auci dipana una saga familiare d’incredibile forza, così viva e pulsante da sembrare contemporanea. (Sinossi Nord)


II- L’ inverno dei leoni


Hanno vinto, i Florio, i Leoni di Sicilia. Lontani sono i tempi della misera putìa al centro di Palermo, dei sacchi di spezie, di Paolo e di Ignazio, arrivati lì per sfuggire alla miseria, ricchi solo di determinazione. Adesso hanno palazzi e fabbriche, navi e tonnare, sete e gioielli. Adesso tutta la città li ammira, li onora e li teme. E il giovane Ignazio non teme nessuno. Il destino di Casa Florio è stato il suo destino fin dalla nascita, gli scorre nelle vene, lo spinge ad andare oltre la Sicilia, verso Roma e gli intrighi della politica, verso l'Europa e le sue corti, verso il dominio navale del Mediterraneo, verso l'acquisto dell'intero arcipelago delle Egadi. È un impero sfolgorante, quello di Ignazio, che però ha un cuore di ghiaccio. Perché per la gloria di Casa Florio lui ha dovuto rinunciare all'amore che avrebbe rovesciato il suo destino. E l'ombra di quell'amore non lo lascia mai, fino all'ultimo… Ha paura, invece, suo figlio Ignazziddu, che a poco più di vent'anni riceve in eredità tutto ciò che suo padre ha costruito. Ha paura perché lui non vuole essere schiavo di un nome, sacrificare se stesso sull'altare della famiglia. Eppure ci prova, affrontando un mondo che cambia troppo rapidamente, agitato da forze nuove, violente e incontrollabili. Ci prova, ma capisce che non basta avere il sangue dei Florio per imporsi. Ci vuole qualcos'altro, qualcosa che avevano suo nonno e suo padre e che a lui manca. Ma dove, cosa, ha sbagliato?

Vincono tutto e poi perdono tutto, i Florio. Eppure questa non è che una parte della loro incredibile storia. Perché questo padre e questo figlio, così diversi, così lontani, hanno accanto due donne anche loro molto diverse, eppure entrambe straordinarie: Giovanna, la moglie di Ignazio, dura e fragile come cristallo, piena di passione ma affamata d'amore, e Franca, la moglie di Ignazziddu, la donna più bella d'Europa, la cui esistenza dorata va in frantumi sotto i colpi di un destino crudele. Sono loro, sono queste due donne, a compiere la vera parabola – esaltante e terribile, gloriosa e tragica – di una famiglia che, per un lungo istante, ha illuminato il mondo. E a farci capire perché, dopo tanti anni, i Florio continuano a vivere, a far battere il cuore di un'isola e di una città. Unici e indimenticabili. (Sinossi Nord)


Consigliati da Lilia:

è una saga familiare potente e avvincente, ambientata in Sicilia, nella Palermo dell’Ottocento in un periodo storico importante per l’Italia e ricco di avvenimenti che porteranno all’unificazione d’Italia nel 1870 quella descritta da Stefania Auci nel romanzo "La saga dei Florio", articolato in due parti a sé stanti quali "I leoni di Sicilia" e "L’inverno dei leoni". Il romanzo tuttavia è anche la saga di una dinastia di uomini di tempra (affiancati sempre da donne volitive e di personalità) che sfuggono dalla miseria, hanno coraggio, ambizione e determinazione, non mollano né si abbattono e dal niente costruiscono un impero noto in tutta Europa che gestisce dalle spezie, al vino, al tonno, allo zolfo, al turismo, alle navi. Da piccoli commercianti fuggiti in fretta e furia dalla Calabria a causa dei continui terremoti diventano negli anni armatori, imprenditori, anche politici, protagonisti di un'epoca d'oro dello sviluppo economico della Sicilia. E proprio la Sicilia si insinua in ogni capitolo del romanzo, con il suo dialetto, i suoi proverbi, i suoi scenari, i suoi colori, il sole, il mare, le spezie, lo zolfo, il tonno, la sabbia. Se ne sente l’odore, il rumore del mare sulla spiaggia dell’Arenella, o il vociare nelle vie di Palermo.

Considerati “poco più del fango” dai nobili locali, i Florio dopo i risultati imprenditoriali immensi

raggiunti, sono sulla bocca di tutti i siciliani e non solo, sono invidiati, scatenano rabbia e paura. I soldi da loro guadagnati “lavorando” costituiscono la misura del fallimento della classe nobiliare siciliana, inetta, ormai in decadenza e a corto di risorse economiche.

Ma il successo ha il suo prezzo e anche molto salato. Diverse le tragedie, i lutti e le sofferenze

umane che i Florio debbono sopportare, nonostante la loro ricchezza. Riflette Ignazio, potentissimo imprenditore ormai che non teme nessuno: “Dove sono finiti gli anni in cui i suoi figli erano piccoli? Lui era impegnato a far crescere la sua impresa, a raggiungere quei vertici di ricchezza e potere che suo padre aveva solo potuto sfiorare. Sua madre glielo aveva detto tempo prima: Tra le cose che si perdono, l’infanzia dei nostri figli una delle più dolorose. Lo capisce soltanto ora, Ignazio. Ora che non c’è più nulla da fare”. E l’amore? Anche quello rientra tra ciò che ha sacrificato per il successo: “Quel dolore si somma all’altro, a quello senza nome, che racconta di un tempo che avrebbe potuto essere e non è stato, di una gioia cui lui ha dato le spalle e che è cristallizzata nel regno delle cose perdute e, come tali, perfette”.

Con la morte di Ignazio Florio inizia il declino inesorabile della dinastia, che salita “tanto in alto,

cade precipitevolissimevolmente”. A inizio Novecento i suoi figli (Ignazziddu e Vincenzo), abituati a fare la bella vita non hanno le stesse doti di tenacia e di lungimiranza degli avi. In aggiunta, i tempi cambiano, il progresso economico fa sì che si sviluppino nuovi settori produttivi e nuove tecnologie, soprattutto al Nord, mentre la Sicilia risulta periferica, con carenza infrastrutturali. I Florio non riescono a riconvertire i loro affari e alla fine in una discesa vorticosa dell’immenso patrimonio familiare non resterà più nulla. Moriranno a metà del XX secolo dimenticati. Parabola conclusa, dinastia finita.



Fedele trasposizione cinematografica dell'omonimo romanzo di Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo di Luchino Visconti (1963) descrive un momento storico cruciale anche nella saga dei Florio ma dal punto di vista dell'aristocrazia. La storia si snoda tra il 1860 e il 1862 a Palermo e nella provincia di Palermo e di Agrigento dove la famiglia nobiliare dei Corbera assiste con preoccupazione allo sbarco delle truppe garibaldine in Sicilia per rovesciare il regno borbonico e avviare il processo di unificazione dell'Italia. Il capofamiglia Fabrizio, principe di Salina, comprende che i tempi stanno cambiando e che il potere politico e istituzionale è ormai in mano ad una nuova classe di ricchi borghesi. Il principe appoggerà l'annessione all'Italia e accetterà le nozze tra l'adorato nipote Tancredi, che ha combattuto con i garibaldini, e la bella figlia di un sindaco ricco e incolto, conscio del fatto che "affinché niente cambi, bisogna che tutto cambi".

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