California
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California
Edoardo Massa- Iperborea, The Passenger, 2022

L'aria è secca, soffocante, quasi irrespirabile, e non solo a causa della siccità e degli incendi sempre più drammatici. È pesante anche sotto l'aspetto sociale, al punto che il fu California dreamin' sembra assumere i tratti di una distopia. La lista di paradossi è impressionante: un'economia che non smette di crescere ma da cui la gente fugge per il costo della vita inaccessibile, il paradiso naturale che oggi ospita le sei città più inquinate degli Stati Uniti, gli studenti di una delle università più prestigiose del mondo che vivono in tenda, incapaci di far fronte alle spese di un affitto, l'agricoltura che segue un modello insostenibile di colture ad alto consumo idrico in uno stato afflitto dalla siccità... Il fatto che questa (ex?) terra promessa sia considerata la fucina del mondo che verrà ha qualcosa di inquietante (succederà anche da noi?) ma allo stesso tempo rassicurante. Sì, perché in California il vento non smette mai di soffiare, e in molti ambiti l'aria sta cambiando, è fresca e frizzante, e la pressione è alta nel mondo della cultura. Gli esempi sono tanti: una nuova generazione di scrittori asiatici americani si sta ribellando alla narrazione monolitica della «minoranza modello» - docile e stacanovista - che è sempre stata lo specchio di un doppio razzismo rivolto anche verso gli afroamericani, «colpevoli» di non avere lo stesso successo e che a loro volta stanno combattendo contro la gentrificazione e lo «sbiancamento» di città come San Francisco e Los Angeles. In quest'epoca di ripensamento storico, pregna di gesti simbolici come la restituzione delle terre ai nativi, non c'è più spazio per i miti fondativi colonizzatori, è necessario risalire al peccato originale, «disimparare la storia ufficiale» perché, come scrive Francisco Cantú: «L'unico vero modo di onorare un posto che amiamo sta nel raccontarne completamente la storia.» E allora raccontiamola, possibilmente dimenticando tutto quello che pensavamo di sapere. (Sinossi Iperborea)
Ritorno a Bug Hollow
Michelle Huneven – SUR, 2026

Bug Hollow è una baita di montagna nascosta tra i boschi e la costa della California. È lì che Ellis, il figlio maggiore di Phil e Sibyl Samuelson, ha trascorso la sua ultima estate, alla metà degli anni Settanta, prima di morire per un’assurda fatalità. Ed è lì che, quasi vent’anni dopo, sua figlia Eva, senza mai averlo conosciuto, torna con il proposito di spargerne le ceneri nella natura. Intorno agli eventi di Bug Hollow si snodano le vicende di una famiglia come tante, i Samuelson, che seguiamo lungo un quarantennio tra lutti e nuove nascite, incomprensioni e grandi affetti. C’è Phil, padre benevolo e comprensivo, che nasconde un solo grande segreto; c’è Sibyl, dura e scostante con le figlie ma premurosa con gli alunni della scuola in cui insegna. Ci sono Sally e Katie, le sorelle di Ellis, divise in tutto ma vicine nei momenti che contano; e con loro Eva, la nipote cresciuta come una terza sorella. Michelle Huneven disegna un magnifico ritratto di famiglia che sorprende e commuove a ogni svolta della trama. (Sinossi SUR)
Consigliato da Manuela
Sono rimasta colpita dalla copertina, un tuffo negli anni 70, e la lettura del romanzo non mi ha delusa. In primo piano i componenti dell’allargata famiglia Samuelson, tutti descritti con molta empatia, alle prese con le vicende sia belle che dolorose che caratterizzano la vita di tutti noi. Un romanzo coinvolgente, divertente e commovente al tempo stesso, ambientato in una California protagonista anch’essa del racconto, scritto con una prosa scorrevole e mai banale. Tanti i temi affrontati: l’importanza della famiglia, dei legami, delle consuetudini; il lutto, la perdita, la vita che nonostante tutto continua. Un’iniezione di speranza e fiducia nelle relazioni che siamo in grado di costruire, alimentare e mantenere nell’arco della vita. Un libro molto bello.