Albania
- 4 giorni fa
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Albania
Autori vari - Iperborea - The Passenger, 2026

Un tempo triste punto di partenza di un popolo affamato di pane e libertà, le coste albanesi sono diventate il fiore all’occhiello di una destinazione sempre più visitata dai turisti internazionali, compresi molti italiani protagonisti di un controesodo sul Canale di Otranto. Uscita dall’assoluto isolamento imposto dal regime comunista che l’aveva resa una sorta di Corea del Nord su suolo europeo, oggi l’Albania sembra aperta a tutto e a tutti: abbraccia ogni tipo di turismo, da quello sostenibile a quello di massa, passando per discutibili progetti di privatizzazioni di isole e resort di lusso. Anche a livello politico, il suo leader socialista non ha problemi a flirtare con la destra populista occidentale e a stringere alleanze e amicizie con paesi di stampo antidemocratico, dalla Turchia alle monarchie arabe del Golfo e Israele. Queste aperture potrebbero essere lette come forme di equilibrismo politico e pragmatismo economico di un paese piccolo che non deve lasciarsi sfuggire alcuna occasione, ma il risultato è uno sviluppo immobiliare spregiudicato e la messa in vendita dei gioielli di casa, tra i quali figurano importanti risorse naturali difese con ostinazione da una vivace società civile. In un paese con una grande tradizione di ospitalità e una vocazione alla tolleranza religiosa che è merce rara nei Balcani, era la chiusura ermetica voluta da Enver Hoxha a essere innaturale, e decenni di polizia segreta di stampo stalinista hanno minato la fiducia nell’altro e nelle istituzioni. La rielaborazione di questo passato è stata finora del tutto insufficiente, lasciando la sensazione che molti cambiamenti siano solo di facciata. Eppure, nel bene e nel male, l’Albania sta cambiando molto e a grande velocità, guadagnandosi una nuova centralità e riscuotendo interesse, curiosità e investimenti inaspettati. Il più grande successo per il paese, tuttavia, più che l’ingresso dei capitali, sarebbe il ritorno dei connazionali espatriati, per ricucire così la profonda ferita demografica. (Sinossi Iperborea)
Il palazzo dei sogni
Ismail Kadare - La Nave di Teseo, 2023

Il giovane Mark-Alem è membro di una delle più potenti famiglie dell’impero ottomano, i Qyprillinj, che, nella loro lunga storia, hanno dato allo stato importanti visir, ministri, politici e amministratori. Nonostante le radici della famiglia fossero in Albania, da secoli ormai i suoi membri vivono a Istanbul e per prestigio sono secondi solo al Sultano. Non tutto, però, era sempre andato bene, come erano soliti ricordarsi tra loro: “nella famiglia dei Qyprillinj gli uomini salivano alle più alte cariche possibili o cadevano in disgrazia; non c’erano vie di mezzo”. Spesso le disgrazie avevano come origine l’invidia che il sovrano provava perché alle loro gesta era stato addirittura dedicato un poema epico ancora cantato nei Balcani, un onore che nessun Sultano poteva vantare. Proprio per sfuggire a un destino in bilico tra gloria e tragedia, Mark Alem è stato indirizzato a una carriera diversa. Dovrà lavorare al Tabir Sarraj, il Palazzo dei Sogni, un’istituzione misteriosa e potente che, per ordine del Sultano, da secoli analizza e studia i sogni di tutti i sudditi dell’impero cercando di decifrarli, comprenderli e di utilizzarli per aiutare il governo. Al Tabir Serraj i funzionari hanno il compito di esplorare l’inconscio collettivo di un regno immenso e di passare al setaccio milioni di fantasie, allegorie ed enigmi notturni, costretti, quindi, a vivere a metà tra il mondo dei sogni e quello reale in una perenne sensazione di straniamento. Il potere del Tabir Serraj è grande, ma nella sua ombra si muovono forze oscure. Mark-Alem scoprirà ben presto che c’è chi è disposto a tutto pur di influenzare il sovrano e controllare l’impero. (Sinossi La nave di Teseo)
Consigliato da Manuela
Romanzo affascinante, inquietante, quasi un thriller, con un’atmosfera che mi ha ricordato Kafka e Buzzati. Un racconto dalle suggestioni orientali, è ambientato ad Istanbul, e da un simbolismo dietro al quale non è difficile riconoscere l’oppressione del regime che negava la libertà individuale, anche quella di sognare, nell’Albania comunista del dittatore Enver Hoxha. All'interno del Palazzo dei sogni, centrale operativa dell'impero ottomano, si estendono lunghi corridoi, bui e tortuosi, nei quali anonimi impiegati esaminano i faldoni contenenti i sogni dei sudditi, li selezionano, li interpretano, alla ricerca del Sogno Guida, il più importante, che può incidere sulle sorti dell’Impero e che viene inviato regolarmente al Sultano. Mark-Alem, il protagonista, entra per lavorare nel Palazzo pieno di aspettative, ma piano piano verrà sopraffatto da una routine oscura, dove la realtà si mescola al sogno. La prosa rispecchia bene questo stato d’animo, con descrizioni spesso dai contorni sfocati, indefinite, che ci trascinano in un’epoca senza tempo.



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